NASCE UN NUOVO POPOLO
CHE AMA GIUSTIZIA, DEMOCRAZIA E LIBERTA'
domenica 25 dicembre 2011
venerdì 23 dicembre 2011
Achille Conforti
C’è chi legge Mussolini e chi Rigoni Stern. Ognuno, nel corso della propria vita, rilegge gli autori che trova più affini. Chi i diari di Mussolini e chi invece, come me, Mario Rigoni Stern. Cari Compagni, sì, compagni, perché è un nome bello e antico che non dobbiamo lasciare in disuso; deriva dal latino cum panis che accomuna coloro che mangiano lo stesso pane. Coloro che lo fanno condividono anche l’esistenza con tutto quello che comporta: gioia, lavoro, lotta e anche sofferenze. E’ molto più bello Compagni che Camerata come si nominano coloro che frequentano lo stesso luogo per dormire, e anche di Commilitone che sono i compagni d’arme. Ecco, noi della resistenza siamo Compagni perché abbiamo diviso il pane quando si aveva fame ma anche, insieme, vissuto il pane della libertà che è il più difficile da conquistare e mantenere. Oggi che, come diceva Primo Levi, abbiamo una casa calda e il ventre sazio, ci sembra di aver risolto il problema dell’esistere e ci sediamo a sonnecchiare davanti alla televisione. All’erta Compagni! Non è il tempo di riprendere in mano un’arma ma di non disarmare il cervello sì, e l’arma della ragione è più difficile da usare che non la violenza. Meditiamo su quello che è stato e non lasciamoci lusingare da una civiltà che propone per tutti autoveicoli sempre più belli e ragazze sempre più svestite. Altri sono i problemi della nostra società: la pace, certo, ma anche un lavoro per tutti, la libertà di accedere allo studio, una vecchiaia serena; non solo egoisticamente per noi, ma anche per tutti i cittadini. Così nei diritti fondamentali della nostra Costituzione nata dalla Resistenza.” Così scriveva ai Compagni dell’Anpi, Mario Rigoni Stern. Era il 2007. (Pino Petruzzelli)—
domenica 18 dicembre 2011
MODELLO TEDESCO E PRECARIETA' ITALIANA.
pubblicata da Minin Ladi
il giorno lunedì 19 dicembre 2011
Negli ultimi tempi il modello tedesco è tornato al centro del dibattito pubblico. Una delle sue caratteristiche fondamentali è la codeterminazione nelle imprese con un numero superiore a 500 addetti, che prevede una rappresentanza paritetica dei lavoratori nell’organo in cui si prendono decisioni strategiche e si scelgono i manager che le eseguono. La codeterminazione ha indubbiamente favorito le caratteristiche positive cui si fa spesso riferimento nel dibattito italiano. E ha anche aperto la strada a una flessibilità, sia microeconomica sia macroeconomica, che ha caratteristiche ben diverse da quella, a nostro giudizio iniqua e inefficace, perseguita dal governo Berlusconi, che viene al momento richiesta da Fiat e che trova un sorprendente appoggio persino in una parte del Partito democratico.
A livello microeconomico, il modello tedesco ha permesso di creare una divisione del lavoro e delle specializzazioni condivisa dalle imprese e dal sistema di formazione pubblico. Datori di lavoro e sindacati hanno insieme creato mercati per lavori specializzati accettando una loro standardizzazione nelle diverse imprese. Essi sono stati ben coscienti del fatto che un mercato per lavori qualificati non è il prodotto spontaneo di una economia incontrollata; esso richiede non solo coordinamento ma anche un’adeguata supervisione da parte delle organizzazioni dei lavoratori e degli imprenditori.
A ogni impresa potrebbe convenire far fare ai suoi addetti lavori meno qualificati, se le altre imprese continuassero a offrire lo stesso livello di qualificazione da cui attingere in caso di maggior fabbisogno di competenze di livello elevato. Tuttavia, se tutti si comportano così, l’esito finale è la distruzione del mercato per il lavoro qualificato. Le organizzazioni centralizzate non sono dunque necessariamente un ostacolo alla flessibilità di mercato. Se seguono opportune politiche e vocazioni istituzionali, possono costituire anzi uno strumento indispensabile per il suo sviluppo.
A livello macroeconomico, la flessibilità del modello tedesco è tanto efficace da costituire, se non imitato anche dagli altri paesi, un serio problema per la moneta comune. Nell’area dell’euro, il riallineamento della competitività tra le economie è interamente demandato alla flessibilità di prezzi e salari, ma in una economia moderna basata su conoscenze e competenze specifiche tale flessibilità difficilmente può essere ottenuta come effetto della concorrenza tra lavoratori senza che si produca un impoverimento dello stock di competenze e specializzazioni.
Insistere su questo tipo di flessibilità genera un mercato del lavoro duale che oltre a essere ingiusto per la fascia più debole (spesso, ma non solo, giovani e donne) produce insieme scarsa produttività e disoccupazione.
Nel sistema tedesco la flessibilità è garantita, invece, da organizzazioni centralizzate di datori di lavoro e lavoratori; queste, mentre mantengono la crescita dei salari al di sotto della crescita della produttività, svolgono anche politiche inclusive, come la settimana corta, che in caso di necessità permettono una condivisione delle difficoltà.
Grazie al suo sistema di cooperazione e codeterminazione, la Germania ha accumulato un surplus commerciale cui non può non corrispondere un deficit degli altri paesi. In questo senso alla Germania si può rimproverare di avere sfruttato a proprio vantaggio, senza curarsi delle conseguenze per l’economia europea nel suo insieme, un sistema di relazioni industriali assente in altri paesi, come ad esempio l’Italia.
Sono dunque opportune le pressioni di chi vorrebbe che essa attuasse politiche più espansive e facesse la sua parte per risolvere il problema degli squilibri commerciali che ha contribuito a creare.
Al tempo stesso, stupisce che nel nostro paese ci sia chi continua a far riferimento a fallimentari ricette basate sull’indebolimento dei diritti dei lavoratori invece di prendere a esempio un modello che, oltre a essere più equo e vicino alle nostre tradizioni culturali, ci sta facendo sentire tutto il peso della sua notevole efficienza.
Modello tedesco e precarietà italiana
di Ugo Pagano | 12 dicembre 2011 | economia
Minin Ladi Dal testo:
"Una delle sue caratteristiche fondamentali è la codeterminazione nelle imprese con un numero superiore a 500 addetti, che prevede una rappresentanza paritetica dei lavoratori nell’organo in cui si prendono decisioni strategiche ...e si scelgono i manager che le eseguono.
La codeterminazione ha indubbiamente favorito le caratteristiche positive cui si fa spesso riferimento nel dibattito italiano. E ha anche aperto la strada a una flessibilità, sia microeconomica sia macroeconomica, che ha caratteristiche ben diverse da quella, a nostro giudizio iniqua e inefficace, perseguita dal governo Berlusconi, che viene al momento richiesta da Fiat e che trova un sorprendente appoggio persino in una parte del Partito democratico".
mercoledì 7 dicembre 2011
CHI CRITICA DEVE SPIEGARNE LE RAGIONI

Aldo Di Vita
Noi dell’Italia dei Valori siamo sempre andati per la nostra strada a testa alta, ma non abbiamo mai pensato di andarci da soli. Da soli si conquista qualche voto in più ma si hanno meno possibilità di cambiare le cose, e per noi quello è l’importante.
Per questo io voglio spiegarla di nuovo, la nostra strada, e chiedo a chi ci critica di spiegare in cosa avremmo torto.
Magari si scopre che le nostre strade non sono così diverse.
Abbiamo votato la fiducia chiarendo subito che non poteva essere a scatola chiusa. Quando ci va di mezzo la vita di milioni di persone non si vota proprio niente a scatola chiusa. Noi la pensiamo così e credo che nessuno possa sostenere il contrario.
Abbiamo applaudito Mario Monti quando ha detto che voleva fare una manovra rigorosa e insieme equa. Quella che ha proposto 17 giorni dopo è rigorosa ma non equa. Per raggiungere l’obiettivo che lui stesso si era dato, riteniamo che sia necessario modificarla.
Se fosse impossibile far quadrare i conti in altro modo, ce ne staremmo zitti. Ma non è così. Chi ci critica deve saper dire perché è giusto mandare in pensione tanta povera gente con sei anni di ritardo e invece non sarebbe giusto rinunciare all’acquisto di 131 aerei da guerra che ci costano 18 miliardi di euro.
Deve spiegare perché va bene rimettere l’Ici sulla prima casa anche per chi ha solo quella casa e non è giusto invece far pagare le tasse alla Chiesa per gli immobili che adopera non a scopo di culto, ma per fini commerciali.
sabato 8 ottobre 2011
LA SOLITA CASCIARA.....SU RAI TRE
Laura Picchetti
stamattina su rai tre, un signore ha tentato di dire una verita' che dovrebbe essere ovvia a tutti : ossia che la favoletta del berlu secondo cui il suo sarebbe l'unico governo possibile ...fa acqua da tutte le parti .
L'opposizione c'e' e si ricompattera', come deve succedere in democrazia, alla vittoria.
Ma e' scoppiata la solita gazzarra...non lo hanno fatto parlare , e il solito giornalista televisivo dal sorrisetto scemo stampato sulle labbra ..non si e' affatto peritato di lasciarlo parlare..lui , come tanti finti giornalisti ...preferisce " la casciara."
La convivenza, una scelta d'onestà intellettuale

Convivenza more uxorio o famiglia di fatto
Con il termine famiglia di fatto (anche definita convivenza more uxorio) si indica genericamente l'unione stabile e la comunione di vita spirituale e materiale tra due persone, non fondata sul matrimonio.
Benché in ambito sociale il fenomeno abbia assunto indubbia rilevanza, ad oggi, l'ordinamento giuridico riconosce concretamente e tutela solamente la famiglia legittima, quella cioè fondata sul matrimonio contratto secondo le leggi civili.
La famiglia di fatto si contraddistingue per il carattere di stabilità che nasce come espressione della libera scelta del singolo individuo di non costituire un vincolo formale, ma di fondare il rapporto solo sul sentimento di affetto e di amore.
Elementi essenziali della convivenza more uxorio sono:
la comunità di vita;
la stabilità temporale;
l'assenza del legame giuridico del matrimonio.
Attualmente la famiglia di fatto è prima di tutto nucleo familiare, portatore di valori di solidarietà e sostegno reciproco.
La convivenza more uxorio è come istituzione sociale tutelata in primo luogo dal dettato dell'art. 2 della Costituzione.
A livello di legislazione ordinaria e speciale sono stati attribuiti degli effetti giuridici alla convivenza more uxorio, ma solo relativamente ad alcuni ambiti circoscritti.
Le fonti di diritto interessate sono le seguenti:
D.L. n. 1726 del 27.10.1918: è possibile ottenere la corresponsione della pensione di guerra, in presenza di specifici requisiti, per la vedova, la promessa sposa, la convivente more uxorio;
art. 6 L. n. 356 del 13.03.1958: è riconosciuta assistenza, per i figli naturali non riconosciuti dal padre caduto in guerra, quando questo e la madre abbiano convissuto "more uxorio", nel periodo del concepimento;
art. 2 D.p.r. n. 136 del 31.01.1958: considera famiglia anagrafica non solo quella fondata sul matrimonio e legata da rapporti di parentela, affinità, affiliazione ed adozione ma, ogni altro nucleo che si fonda su legami affettivi, caratterizzato dalla convivenza e dalla comunione di tutto o parte del reddito dei componenti per soddisfare le esigenze comuni, quindi anche la famiglia di fatto;
art. 1 L. n. 405/1975 (istitutiva dei consultori familiari): ricomprende tra gli aventi diritto alle prestazioni assistenziali anche le "coppie";
art. 30 L. n. 354/1975 (Riforma dell'ordinamento penitenziario): attribuisce un permesso al condannato, in caso di imminente pericolo di vita di un familiare, indicando anche il convivente;
art. 5 L. n. 194/1978 (interruzione di gravidanza): permette la partecipazione al procedimento di chi è indicato "padre del concepito", quindi anche in presenza di convivenza more uxorio;
art. 44 L. n. 184/1983: permette in alcuni casi, l'adozione a chi non è coniugato, concessione attribuita quindi, anche alla famiglia di fatto;
art. 17 L. n. 179/1992: permette la sostituzione, al socio assegnatario defunto del convivente, purché documenti lo stato di convivenza da almeno due anni dal decesso.
20 settembre
Iscriviti a:
Post (Atom)


